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La Pagina della Cultura

Il Sarcofago di Prometeo
CUMA : CENNI STORICI ED ARCHEOLOGICI.
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C UMA E VELIA NEL TIRRENO
"Storie" di tegole e di tetti
La tradizione storica su Cuma è ricca di riferimenti sulle
vicende della fondazione, sulle battaglie combattute a più
riprese contro gli Etruschi, sui suoi rapporti commerciali, sul
suo ruolo di centro culturale, ma nessuno degli scrittori antichi
ha tramandato notizie sui rapporti tra la potente città flegrea
e Velia.
La documentazione archeologica dei due centri antichi, oggi, ci
permette di recuperare alla Storia una vicenda, densa di
interesse, che vede coinvolte due città, l'una al massimo della
sua potenza, l'altra, invece, nelle fasi iniziali del suo
sviluppo.
Qualche accenno va fatto per la seconda di queste città,
considerato che Cuma è di sicuro meglio nota.
Velia viene fondata alla fine del VI secolo a.C. ( 540-535 a.C.
circa ) da un gruppo di esuli che provenivano da Focea, ricca
colonia posta sulle coste dell'attuale Turchia, che era caduta
nelle mani dei Persiani. La fuga dalla città, raccontata dallo
storico antico Erodoto, coinvolse intere famiglie, imbarcate con
le masserizie, le statue di culto e tutto quanto era possibile
caricare sulle navi, sospinte da cinquanta rematori.
Dopo una serie di vicissitudini ed un drammatico scontro navale,
combattuto nelle acque del Tirreno prospicienti la Corsica, gli
esuli focei sostarono a Reggio Calabria, dove un uomo di
Poseidonia indicò loro un promontorio, poco più a nord di Palinuro, su cui, finalmente, fondare una nuova città.
Nacque, in questo modo, Elea, successivamente denominata Velia,
in età romana.
Nonostante Erodoto non lo affermi direttamente nel suo racconto,
appare chiaro che la scelta del luogo dove sistemare gli esuli fu
operata da Reggio e Poseidonia - Paestum, due tra le più potenti
città della Magna Grecia, che intendevano collocare il gruppo di
Focei in un territorio disabitato, dove non potevano sorgere
nuovi squilibri politici o nuovi scontri militari.
La città iniziava a svilupparsi sul promontorio dell'Acropoli,
dove venivano custodite le case, realizzate con bassi muretti in
opera poligonale ed elevato in mattoni di argilla cruda, essicati
al sole.
Si trattava di piccoli edifici, a pianta rettangolare, composti
da uno o più ambienti, che occupavano una superfice di soli 20 o
30 m2.
Gli scavi archeologici, condotti a Velia a partire dal 1927 e
tuttora in corso, hanno riportato alla luce gran parte di questo
abitato, con tutti i vasi e le suppellettili, gli oggetti in uso
dell'epoca. Tra questi ricchissimi repertori di materiali sono
state recuperate una serie di terrecotte architettoniche, cioè
di manufatti fittili ( tegole, embrici, lastre, etc. ) necessari
a ricoprire i tetti degli edifici, allo scopo di
impermeabilizzarli.
Lo studio condotto su questi particolari reperti ha permesso di
ricostruire il sistema di copertura, adottato dagli esuli focei
per le proprie case.
Il tetto, a doppio spiovente, presentava una una intelaiatura in
legno, caratterizzata da una grande trave circolare disposto alla
sommità. Il rivestimento, invece, era realizzato con diversi
elementi:
- il trave centrale era ricoperto con dei grandi embrici a
sezione semicircolare, denominati in greco kalypteres hegemones; (fig.1)
- gli spioventi laterali, invece, erano ricoperti da tegole piane
con embrici semicircolari;(fig.2-3)
- la parte terminale degli spioventi, quella ben visibile dal
basso, era decorata con dei particolari embrici ( antefisse ),
decorati, sul un lato, con una palmetta entro una cornice di
foglie, e da tegole ( le cd. tegole di gronda ), in posizione
sporgente per favorire il displuvio delle acque. (fig.4)
Tutti questi elementi erano riccamente dipinti con motivi
geometrici, rettilinei o curvilinei, che scandivano e
movimentavano le diverse parti della copertura degli edifici,
attraverso una serie continua di richiami o di alternanze
regolari.
Diversi esemplari, riferibili a questo sistema di copertura, sono
stati rinvenuti in Campania, nel Lazio Meridionale, ed, in caso,
anche in Sicila ( Imera ).
L'analisi di questi reperti ha permesso di definire la
provenienza, sulla base di confronti tipologici e stilistici, ma
soprattutto sui dati provenienti dalle indagini condotte sulle
argille, con cui erano realizzati.
Oggi è possibile affermare che gli esuli focei, nei primissimi
anni di vita di Velia, quando la città era in piena costruzione,
ebbero contatti con gli abitanmti di Cuma, e che, senza dubbio,
comprarono presso le locali officine, degli interi tetti in
terracotta.
Le tegole, gli embrici, le antefisse, furono trasportate nella
nuova città ed utilizzate per coprire i tetti delle loro case,
assumendo un sistema di copertura del tutto nuovo per loro.
Il dato culturale più interessante, infatti, riguarda la
commistione fra tradizioni costruttive diverse: gli abitanti di
Velia, infatti, da un lato realizzarono le loro case secondo le
tecniche proprie della penisola anatolica, da cui provenivano,
dall'altro si servirono di tetti fittili prodotti da Cuma, che
sperimentarono per la prima volta.
Sulla base della documentazione archeologica, dunque, il Mar
Tirreno, per l'età arcaica, si arricchisce di nuovi dati, che
nascono dalla particolare vicenda dell'acquisto di tegole ed
embrici da parte di uno sparuto gruppo di esuli, che costituisce
una, nuova città a sud di Paestum.
D'altro canto l'acquisto di questi tetti fittili non può essere
considerato assolutamente causale, ma, viceversa, come
espressione di una serie di relazioni che Cuma aveva intessuto
con gli abitanti di Velia, favorendone, probabilmente, insieme a
Reggio e a Posedonia - Paestum, l'insediamento lungo le coste
tirreniche.
Pertanto anche l'immagine di Cuma si propone in una dimensione
ancora più ampia, come centro artigianale in cui si
"inventa" un nuovo sistema di copertura di tetti, come
centro politico del Tirreno, in grado di seguire con attenzione
tutte le vicende che interessavano gli equilibri tra, le diverse
città della Magna Grecia, l'arrivo di nuovi gruppi in cerca di
un'area da occupare, i possibili sviluppi commerciali ed
economici che ne potevano derivare.
Luigi Cicala
Dottore di Ricerca in Archeologia Università di Napoli -
Federico II
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La
Bacheca con articoli culturali e turistici dei Campi Flegrei.Itinerario
Archeologico di Stampe dell'700 ed 800 riguardante i Campi Flegrei.Il Mito
dei Campi Flegrei racchiuso in immagini fotografiche e informazioni di
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