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LA CITTA' DI POZZUOLI
Ho accettato con piacere l’invito a presentare la prima pagina della “ Bacheca dei
Campi Flegrei ”, rivista informativa telematica, che offre ulteriori possibilità di
conoscenza e promozione dei Campi Flegrei. Il centro più importante dei Campi
Flegrei è Pozzuoli, la cui storia si snoda fra alterne vicende per oltre 2500 anni
la città di Pozzuoli è al centro dei Campi Flegrei, una regione di origine vulcanica
che si estende ad occidente di Napoli, dalla collina di Posillipo fino a Miseno e a
Cuma, comprese le isole di Ischia, Procida e Vivara.
Campi Flegrei ( dal greco phlegràios = ardente, con chiaro riferimento all’attività
vulcanica ancora intensa quando vi giunsero i primi navigatori greci ) sono una
terra unica al mondo per l’eccezionale patrimonio storico - archeologico, per la
straordinarietà dei fenomeni geologici e idrologici, per i valori paesistici e
naturalistici. Secondo la tradizione, riportata da S. Girolamo( Chronicorum libri ),
Pozzuoli fu fondata nel 3° anno della LXII Olimpiade ( 530 a.C.) da un gruppo di
esuli aristocratici provenienti dall’isola di Samo, i quali diedero alla città il
nome di Dikaiàrcheia ( <> oppure << governo giusto>> ) in polemica
contrapposizione al governo della madrepatria dominata dal tiranno Policrate.
L'insediamento dei Sami avvenne sicuramente con il consenso e sotto il controllo
della vicina Cuma, tra le più antiche, nobili e potenti colonie della Magna Grecia,
che dominava allora tutta la costa campana che andava dal fiume Volturno alla
penisola sorrentina.
La mancanza di fonti antiche sulla greca Dicearchia rende molto ardua una qualsiasi
ricostruzione storica di questo primo periodo ; ma certamente l’insediamento samio
rimase nell’orbita politica di Cuma, di cui seguì le sorti quando nel 421 a.C. tutta
l’area flegrea cadde sotto il dominio delle popolazioni campane.
I Romani, che avevano conquistato la Campania nel 338 a.C., capirono l’importanza
militare e commerciale della città durante la seconda guerra punica, quando Annibale
tentò inutilmente di impadronirsene, sia per mantenere i contatti con Cartagine sia
per approvvigionarsi via mare.
Terminata la guerra, nel 194 a.C. Roma vi dedusse una << colonia civium romanorum>> e il nome greco di Dicearchia fu cambiato in quello romano di
Puteoli ( dal latino << puteus>> = pozzo ), probabilmente per la presenza
delle numerose sorgenti termominerali nella zona.
Incominciò da questo momento la straordinaria fortuna della città, che nel giro di
pochi decenni divenne uno dei principali porti del Mediterraneo, scalo di tutto il
traffico marittimo tra l’Oriente e Roma, tanto che già nel 126 a.C. il poeta latino
Lucilio la chiamava << delus minor>> cioè una seconda Delo, con riferimento al
maggiore porto dell’Egeo.
Grazie al ruolo di porto commerciale di Roma svolto per circa tre secoli, Puteoli si
trasformò in una città dalle mille lingue e dalle mille razze. Qui trovarono
ospitalità mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo ; qui Egiziani, Greci,
Fenici, Iberici, Eliopolitani, Nabatei, Siriaci, Ebrei avevano le loro
<>, vivevano secondo le loro usanze, praticavano i loro culti. Il porto
era sempre gremito di navi onerarie, provenienti dalla Spagna, dalla Sicilia, dalla
Sardegna, dall’Africa e soprattutto dal bacino orientale del Mediterraneo.
Tuttavia la ricchezza di Puteoli non derivava solamente dalle attività legate al suo
porto, ma anche dalla capacità imprenditoriale della sua classe dirigente. Infatti,
Puteoli fu un fiorentissimo centro di produzione manifatturiera : i suoi quartieri
pullulavano di officine per la lavorazione del ferro, del vetro, dei coloranti,
della ceramica, dei profumi. Intensa era pure l’estrazione dello zolfo dalla collina
della solfatara, dell’allume e della pozzolana ( il famoso << pulvis puteolanus>> ;
di alta qualità era la produzione del vino del monte Gauro ( il rinomato << falerno>> ) e del << garum>> ( una ricercatissima salsa a base di erbe aromatiche e di
pesce in salamoia ). Tutti prodotti, questi, che venivano esportati ai quattro
angoli del mondo antico.
Logicamente a Puteoli confluivano anche gli interessi economici dei personaggi più
in vista e potenti di Roma ; e proprio per questo motivo, oltre che per la bellezza
e salubrità dei luoghi, essi si fecero costruire sontuosissime ville lungo la costa
tra Puteoli e la vicina Baia : ricordiamo Cicerone, Caio Mario, Silla, Cornelia,
Ortensio, Cesare, Lucullo, Ottaviano Augusto e tutti i successivi imperatori.Proprio
per la presenza di questi personaggi così potenti, Puteoli fu teatro di
alcuni avvenimenti determinanti per la storia di Roma.
L’opulenza di Puteoli è testimoniata dal gran numero di edifici pubblici e privati
di cui ancora oggi ammiriamo i grandiosi avanzi.
Le imponenti strutture portuali che oggi si trovano sott’acqua per effetto del
bradisismo discendente, i due anfiteatri, gli imponenti complessi termali, il tempio
di età augustea, il monumentale foro, gli acquedotti, i ninfei, le necropoli, lo
stadio, il mercato dei commestibili ( il cosiddetto << tempio di serapide>> ), le
strade ancora intatte sono un chiaro segno della ricchezza di questa città. Vale
appena ricordare che l’anfiteatro maggiore, il terzo d’Italia per capienza dopo il
Colosseo e quello di Capua, fu costruito a spese della comunità puteolana, come è
attestato dalle iscrizioni che furono poste ai quattro ingressi principali
<>.
La costruzione del porto di Ostia, portata a termine sotto l’imperatore
Traiano,
rappresentò certamente un duro colpo per l’economia di Puteoli, ma non ne segnò la
fine ; lo scalo puteolano, infatti, anche se non accoglieva più le navi granarie
provenienti dalla Sicilia e dall’Egitto, continuò ancora per lungo tempo ad essere
punto di riferimento di tutto il commercio marittimo campano.
Il vero declino di Puteoli avvenne solamente nel V secolo, come conseguenza non solo
della crisi generale dell’impero, ma anche del bradisismo discendente che sommerse
inesorabilmente le sue opere portuali. Le invasioni barbariche trovarono una città
ormai in decadenza e priva di una cinta muraria in grado di difenderla. La parte
bassa della città venne quindi abbandonata e i pochi abitanti rimasti si rifugiarono
sull’antica acropoli, che fu cinta di mura e rappresentò da allora il castro
medievale.
Quest’ultimo fu ben misera cosa rispetto alle splendide ville e ai superbi edifici
del passato : qualche chiesetta, poche modeste case costruite utilizzando antiche
strutture, la cattedrale eretta sulle rovine del tempio augusteo che divenne
l’edificio più importante. Scrive il prof. R. Giamminelli : << la vita sul castro si doveva svolgere con una certa monotonia : al mattino gli uomini ( agricoltori e pescatori ) scendevano dalla cittadella... lasciando in città solo le donne, i vecchi, i bambini e gli artigiani. a sera, dopo il tramonto, si alzava il ponte levatoio e venivano sbarrate le porte di ingresso alla città>>.
Scarse e frammentarie sono le notizie circa il periodo che va dal VI al XIII secolo.
Sappiamo solo che la cittadella ( il cui nome si era lentamente volgarizzato da
Puteoli in Pozzolo, Pozolo, Pozzuolo ) passò attraverso i secoli dai duchi
napoletani ai signori longobardi, da quelli normanni agli svevi e infine agli
angioini.
Finalmente il 9 maggio 1296, esattamente settecento anni fa, Pozzuoli fu dichiarata
città demaniale da Carlo II d’Angiò, che la liberò così dal dominio feudale.
L’Universitas Puteolana, non più gravata dalla servitù feudale, grazie alla
raggiunta autonomia amministrativa conobbe un certo sviluppo economico dovuto
soprattutto alla ripresa edilizia, all’esportazione dell’allume e dei prodotti
della pesca e dell’agricoltura, all’incremento dell’attività termale. Quest’ultima in
particolare mai venuta meno nel passato, ricevette nuovo impulso dalla costruzione
di un ospizio di 120 posti letto per gli ammalati più poveri, in località
Tripergola presso il lago Lucrino.
Dagli inizi del’500 la comunità puteolana fu travagliata da una grave crisi a causa
di una forte accelerazione del bradisismo ascendente, che fu accompagnato da
numerose scosse sismiche. Alla fine, in una sola notte, tra il 29 e il 30 settembre
1538, una violenta eruzione portò alla nascita di un piccolo cratere, chiamato in
seguito Monte Nuovo, che ingoiò il villaggio di Tripergola e buona parte del lago
Lucrino. La città fu abbandonata, gli abitanti terrorizzati fuggirono nella vicina
Napoli.
Solo grazie alla volontà e all’impegno del viceré spagnolo don Pedro Alvarez de
Toledo, il quale era ben consapevole della grande importanza strategica e militare
del porto di Pozzuoli, fu possibile la ricostruzione della città ed il ritorno dei
suoi abitanti, esentati per molti anni dal pagamento di ogni forma di imposta. Egli
stesso anzi, per dare l’esempio, vi si fece erigere un magnifico palazzo circondato
da un vasto giardino dove trascorreva molti mesi dell’anno. Tra l’altro, molti
eminenti rappresentanti della nobiltà napoletana, per non essere da meno, si fecero
costruire splendide ville e palazzi sui dolci declivi della campagna puteolana.
La storia di Pozzuoli nei secoli seguenti non presenta eventi degni di nota ; è da
ricordare solamente che durante la rivolta antispagnola di Masaniello, dal luglio
del 1647 all’aprile del 1648, i Puteolani si schierarono dalla parte degli spagnoli
e respinsero l’assalto di 6.000 napoletani che volevano punire la città per la sua
scelta.
Proprio per questo il re Filippo IV le concesse il diritto di fregiarsi del titolo
di << fidelissima civitas>>.
A cominciare dal Seicento e fino alla prima metà dell’Ottocento Pozzuoli fu una
tappa obbligatoria del Grand Tour dei viaggiatori europei, soprattutto inglesi,
tedeschi e francesi, che qui giungevano attratti dalle grandiose vestigia antiche
disseminate su tutto il territorio, dal fascino dei miti della classicità, dal
paesaggio pittoresco, dalla straordinaria varietà dei fenomeni vulcanici. In una
sorta di pellegrinaggio spirituale e culturale, come già nel Trecento avevano fatto
Petrarca e Boccaccio, qui sostarono quasi in religiosa ammirazione Chateaubriand,
Montesquieu, Lamartine, Hamilton, Goethe, Winckelmann, solo per ricordare alcuni tra
i più famosi.
Dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia, a parte la diminuita importanza
strategica e militare del suo porto, Pozzuoli continuò ancora per alcuni decenni la
sua sonnacchiosa vita di provincia, frequentata unicamente da turisti e da coloro
che venivano a curarsi presso le sue sorgenti termominerali.
Solo a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento, con l’insediamento del cantiere
inglese di Armstrong ( 1886 ) e l’installazione dell’Ilva nella vicina Bagnoli (
1906 ), si ha una svolta significativa nella storia di Pozzuoli, che diventa una
delle principali aree industriali del Mezzogiorno d’Italia.
Soprattutto le giovani generazioni abbandonano le attività tradizionali della pesca
e dell’agricoltura, ossatura dell’economia della città, e si trasformano in
qualificati operai che lentamente e a fatica si avviano a diventare soggetti attivi
e consapevoli della vita politica e sociale della città.
L’uscita di Pozzuoli dal suo secolare isolamento viene determinata non solo dagli
insediamenti industriali, ma anche dal notevole miglioramento delle comunicazioni
che permettono da ora in poi un veloce e quotidiano scambio di uomini, idee e
prodotti con la vicina Napoli.
Ultimamente Pozzuoli ha vissuto momenti drammatici ed è assunta agli onori della
cronaca nel 1970 e nel 1983, quando il veloce sollevamento del suolo accompagnato da
continue scosse sismiche, facendo temere una nuova eruzione come quella del 1538,
ha costretto i Puteolani a due emigrazioni bibliche nei centri dell’entroterra e del
litorale casertano. La rinascita di Pozzuoli, dopo anni di abbandono e degrado
seguiti dalla drammatica crisi di bradisismo del 1983-84, ha portato in primo piano
la necessità del pieno recupero non solo del tessuto urbano, ma anche
dell’eccezionale patrimonio storico, archeologico e artistico.
In tal senso un rilievo straordinario assume il recupero del “ Rione Terra ”,
l’antica acropoli, centro e cuore della città.
Ma se il recupero e la piena valorizzazione del Rione Terra costituiscono un impegno
primario dell’attuale Amministrazione Comunale, quest’ultima non ha assolutamente
sottovalutato l’importanza dei beni ambientali e culturali che si trovano al di
fuori del Rione Terra, i quali vanno ugualmente salvaguardati, recuperati e valorizzati.
Solo procedendo in questa direzione, infatti, è pensabile un definitivo rilancio
turistico e culturale della città.
Tuttavia, questo progetto non deve vedere impegnati solo i politici, perché in
questo caso si ridurrebbe ad una operazione calata dall’alto e dall’esito incerto e
incompleto.
E’ necessario, invece, che questo sia un problema sentito da tutti i Puteolani ; è
necessario che essi abbiano piena coscienza dell’importanza e dell’immenso valore di
tutto quanto hanno ereditato dal passato.
L'Assessore alla Cultura del Comune di Pozzuoli Mario
Rosario D'Oriano
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