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tratto da "
La storia di Monte di Procida " del prof. A.A. Guolfo
Nel terzo
millennio a.C., la civiltà sicana-mediterranea volse al tramonto,
l'Italia quindi veniva invasa, a varie ondate, da popoli indo-europei: i
Protoitalici Latini si stabilirono tra i monti Albani ed il Tirreno,
Siculi ed Enotri a sud delle paludi Pontine. Cuma e Miseno erano abitate
da Opici, una tribù degli Enotri.Gli Opici costruirono diversi villaggi
sui Campi Flegrei, dei quali uno presso l'attuale Cappella e un altro,
forse sul Monte; essi ebbero il loro centro politico in Cuma.
Agli
stabilimenti commerciali creati nei Campi flegrei da naviganti egei, verso
il IX secolo a.c fece seguita una vera e propria corrente migratoria di
famiglie greche, le quali, si stabilirono nelle città costiere italiane,
con il passare degli anni si fusero con la gente del luogo, creando la
nuova civiltà italiota.La stessa Roma adottò l'alfabeto e la monetazione
di Cuma che fu dunque maestra di civiltà e potente, ma la base del suo
splendore fu Miseno col suo porto o col Monte
Il Monte,
dominando l'unica via marittima seguita dalle antiche navi a remi,
consentì alla Repuibblica Cumana il monopolio del commercio dei metalli,
che si svolgeva tra la Toscana ed il vicino Oriente.Con l'inizio dell'Evo
antico abbiamo i primi documenti storici sulla vita del Monte.L'importanza
di Miseno, del suo porto e del Monte crebbero definitivamente, quando i
Romani, sconfitti Etruschi, Sanniti e Cartaginesi costutuirono a
Matremorto la base navale del Tirreno. Una colonia romana fu portata a
Miseno, che divenne "Municipium" ed ebbe ordinamenti
amministrativi autonomi, vi furono aperte terme pubbliche e un teatro con
cavea addossata alle pendici orientali del Monte.Dopo la caduta
dell'impero romano,Miseno costituì, nell'ambito del ducato di Napoli, una
contea, dalla quale dipendeva anche Procida.Gli storici la chiamarono Castrum,
città fortificata, ciò vuol dire che la città e il Monte formavano
un'unica entità fortificata e protetta dalle torri costruite nella parte
più alta, nella quale si rifugiavano i misenati in caso di pericolo.
Longobardi e
Pontefici, Bizantini e Arabi si contesero il possesso del "Castrum"
Montese, il quale appartenne,di fatto, alla chiesa prima ancora che lo
Stato Pontificio assumesse esistenza giuridica. E c'è addirittura chi
sostiene che Miseno ed il Monte fossero inclusi nella famosa donazione di Costantino.
Le continue
guerre tra Eruli ed Ostrogoti, Bizantini e Longobardi, le ripetute
invasioni e devastazioni fiaccarono lentamente la vita nella città e
sull'agropoli di Miseno, che fu ridotta ad un cumulo di rovine.
Per
l'abbandono le strade flegree divennero impraticabili, sepolte sotto erbe
ed acquitrini: le poche famiglie rimaste sul Monte per le loro necessità
religiose e civili dovettero rivolgersi alla vicina isola e ne seguirono
le sorti fino al 1907.
Distrutta
Miseno, il Monte, seguendo le sorti di Procida, alla quale venne collegato
amministrativamente, ebbe come primo feudatario Giovanni da Procida: un
medico salernitano, investito nel VIII secolo della baronia omonima dal re
di Sicilia.
Nel XVI secolo
il feudo passava a don Alfonso d'Avalos, marchese di Pescara, il quale lo
teneva fino a quando, nel 1734, Ferdinando il Cattolico ne riscattava il
dominio per farsene una riserva di caccia.
Il XIV secolo segnò l'inizio del rifiorire della vita sul Monte: il fuoco dell'Epomeo portò da Ischia sulla terraferma flegrea, a Baia, Torregaveta e Miliscola numerose famiglie isolane.
Altro flusso di popolazione verso il Monte si verificò da Procida, a causa delle terribili incursioni, operate da pirati arabi e turchi
La vita rifioriva al piano, a Cappella, come al tempo della romanità, e rifioriva in misura più sostanziosa sull'agropoli misenate, sul Monte, come, forse, già nell'età della pietra. Poichè la rinascente borgata Montese godeva di speciale "franchigia doganale", i generi di più largo consumo, come pane, farina, grano, vino costavano di meno che nei vicini paesi campani.
Lo stato giuridico di "terra franca", di cui godeva il Monte danneggiava però le finanze di Pozzuoli, perciò gli esattori e gli amministratori puteolani tentarono, reiteratamente l'annessione del Monte.i Montesi dovettero sostenere secolari lotte per conservare la propria indipendenza e salvarsi dalle mire annessionistiche degli amministratori puteolani. Se oggi il Monte è un comune libero ed autonomo, lo deve alla tenacia ed al coraggio degli antichi padri, i quali meritano di essere ricordati quale esempio di dedizione alla grande causa della libertà e della giustizia.
La vita del Monte si sviluppava per la laboriosità dei suoi cittadini, quando la ventata rinnovatrice della rivoluzione francese, spazzava via anche da Napoli i residui del feudalesimo medievale.
Sotto l'influsso delle nuove idee il ministro Tanucci trasformava le enfiteusi in censi, per cui i coloni Montesi divennero padroni, in una forma giuridica più ampia, dei terreni coltivati in proprio, con l'obbligo di pagare ogni anno una specie di gabella alla curia arcivescovile partenopea.
Le nuove idee venivano propugnate soprattutto dai piccoli proprietari e si sentiva ripetere: chi tene pane e vino ha da esse' giacobino.
E giacobini, cioè favorevoli al nuovo ordine repubblicano, furono i Montesi. All'agro Montese si ricollega la fine del decennio francese nel regno di Napoli.
La sera del 19 maggio 1815 Gioacchino Murat, vestito in abito borghese, coi suoi compagni di esilio, raggiungeva a cavallo Miliscola. La mattina seguente proseguiva per Ischia con due piccoli bastimenti, da dove poi raggiungeva la Corsica e la Francia.
Intanto Ferdinando IV di Borbone alla corona di Sicilia riuniva la corona di Napoli. Furono suoi ospiti, nel 1819, e visitarono i Campi Flegrei i Sovrani di Austria ed il principe di Metternich.
Ma i Campi Flegrei ebbero ospiti ben più importanti: a Nisida e a Ischia vennero relegati i liberali Poerio, Settembrini ed altri, perchè mal sopportavano l'assolutismo borbonico. Suonò la diana del 1860 e Garibaldi, alla testa della rivoluzione, si accinse a realizzare l'unità d'Italia.
Nell'agosto del 1860 gruppi di camicie rosse e di "picciotti" siciliani sbarcavano a Cuma ed a Miliscola, dilagando per i Campi Flegrei.
Nella notte tra il 4 ed il 5 settembre alcune navi borboniche incrociavano nelle acque Montesi, per seguire Francesco II a Gaeta; ma i comandanti non vollero obbedirgli e preferirono portare il loro contributo alla causa dell'Unità. Alla fuga di Francesco II fece seguito nei Campi Flegrei la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d'Italia. La nuova monarchia di Savoia tradì però le aspettative della povera gente e dei lavoratori in generale.
Tradimento che causò malcontento: si ebbero rivolte un po' dappertutto nell'Italia meridionale; ed anche il Monte nel 1862 fece sentire la sua voce di protesta: il 17 luglio i Montesi manifestarono il loro scontento contro l'impolitica della nuova monarchia sabauda e, per sedare i tumulti, si rese necessario l'intervento dei soldati.
Intanto la popolazione cresceva. Dal centinaio di abitanti del medioevo era passata a mille anime nel 1776, a 3665 nel 1881, a 4000 nel 1893: il progresso era stato notevole e costante. Allora, agli inizi del 1900, i Montesi chiesero al governo di potersi reggere a comune autonomo.Il 27 gennaio 1907 ufficialmente il Monte veniva elevato al rango di comune autonomo.
APPROFONDIMENTI
STORICI
SITI
ARCHITETTONICI, ARCHEOLOGICI E MONUMENTALI
Il sito
architettonico di rilievo, in Monte di Procida, è la "Chiesa di
Maria Santissima Assunta". Alla "Madonna Assunta in Cielo"
è dedicata la Chiesa Madre del paese, alle spalle di Piazza XXVII
Gennaio, significativamente rivolta verso il mare e l'isola di Procida.
Ampliata
più volte nel XVIII e nel XIX secolo, la Chiesa ospita un'immagine
dell'Assunta che risale alla costruzione della Chiesa, ed una statua della
Madonna, riprodotta nelle immagini che i montesi portano in tutto il
mondo, realizzata nel 1814. La Chiesa conobbe diversi ampliamenti ed
arricchimenti nel corso del Settecento, per trovare la forma attuale sul
finire del secolo scorso.
La
statua dell'Assunta che invece oggi si venera risale al 1814 ed è opera
dello scultore napoletano Francesco Verzella. L'ingresso della statua in
paese, dalla spiaggia di Torrefumo, venne accolto da una grande
processione, segno della devozione che a tale immagine i montesi
conserveranno sino ad oggi.
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MANIFESTAZIONI
La principale manifestazione religiosa che si tiene nel Comune di Monte di Procida è la "Festa patronale dell'Assunta". È la festa patronale che si svolge nella settimana di ferragosto, dal 13 al 17 agosto, ritrovo immancabile per tutti i montesi impegnati all'estero per lavoro. Durante la Festa il paese si trasforma in un grande luna-park, con mille attrattive. I festeggiamenti sono tradizionalmente chiusi da una spettacolare esibizione di fuochi artificiali, che attira visitatori da tutta la Campania.
Di rilievo poi, per i festeggiamenti religiosi, la processione dell'Assunta del 15 agosto, di secolare tradizione. La statua dell'Assunta, rivestita degli ex-voto, viene trasportata a spalle, dai marinai montesi in servizio di leva, per le strade principali del paese. È la festa dei marinai e degli emigranti, che tornano in paese per ingraziare la Madonna. In serata, in una folkloristica asta il cui ricordo è ultrasecolare, vengono vendute al pubblico le offerte raccolte durante la processione, vino, polli ed altri prodotti della campagna.
Qualche storico fa risalire la venerazione dei montesi per la Madonna all'antico culto per Minerva, cui era dedicato un tempio sulla vicina Torre di Cappella, dove pare si sia formato il diacono Sossio, martirizzato nel 305 con il vescovo Gennaro. Un culto continuato nella forma della "Madonna guerriera" per tutto il Medioevo, sino a quando, agli inizi del Seicento, il Cardinale Ascanio Filomarino fece costruire la Chiesa e la volle dedicare all'Assunta. Un cambiamento che ebbe singolari conseguenze anche sull'antica immagine - ancor oggi conservata in chiesa, seppur in pessime condizioni - che ritraeva la "Madonna guerriera". Nel raffigurarla, infatti, il pittore aveva lasciato la veste aperta sul davanti, a scoprire i polpacci. Una posa certo poco indicata per l'Assunta e per il clima religioso del tempo: il vescovo dispose così che il quadro fosse adeguatamente... ritoccato.
Maggiormente folcloristiche sono, invece, le Sagre tipiche di Monte di Procida. Fra queste si ricordano la "Sagra dell'uva", con sfilata di carri dell'uva ricadente nel mese di settembre, con le degustazioni di vini d.o.c. e la presentazione vinicola d'annata, e la "Sagra del mare", che si svolge nei primi giorni di agosto. Quest'ultima è un appuntamento ormai consolidato - grazie al Comitato "Vivi l'Estate" - con la cucina tipica flegrea ed i prodotti del mare. La qualificata partecipazione di tanti ristoratori della zona attira ogni anno al porto di Acquamorta migliaia di visitatori entusiasti.
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